La mia Grande Invasione: due parole di meraviglia

Di Maria Di Biase, pubblicato su Scratchbook, 8 giugno 2016
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credits: www.scratchbook.net
Quando ho chiesto alla mia amica come avrei potuto raccontare questi giorni di Grande Invasione eravamo al bar dell’aeroporto. Qualche minuto e avrei passato il check-in, confuso due volte il gate e rischiato di perdere l’aereo per tornare a casa. «Non puoi». La mia amica è incinta. Non gliel’ho detto, ma dall’ultima volta mi è sembrata un po’ più saggia, un po’ più grande.
È vero, non posso, e questo è il punto. Il punto è che per quante parole io abbia usato o usi adesso per spiegarvi quello che è stato il mio tempo a Ivrea sarei parziale. Non pensate a luoghi magici o dimensioni alternative, non ho trovato la fine dell’arcobaleno, perché queste sono cose che non esistono. Io mi riferisco a una città che, per quattro giorni per tutto il giorno, è letteralmente invasa dalla letteratura. Ogni negozio, ogni strada, ogni vicolo più stretto e nascosto. Libri ovunque. Libri come occasioni. Persone come libri, come occasioni. Ma come ve lo spiego? Come spiegarvi che è valsa la pena andare fino là solo per sentir dire a Goffredo Fofi che ha iniziato a leggere per «saziare il suo bisogno di consolazione»? È stata la potenza di quel pensiero ma è stata anche la comunione silenziosa di tutta quella gente che comprendeva e condivideva la stessa necessità. Il riferimento neanche tanto sottile a Stig Dagerman ha reso una frase a doppio fondo ancor più carica di meraviglia. Ed è stato importante ascoltare quelle parole lì, a Ivrea, perché la città tutta era pronta ad accoglierle. Questo succede solo in alcuni posti, tra alcune persone.

«Certe cose devi viverle», e forse è questo l’unico messaggio che posso trasmettervi: cercate le vostre occasioni, circondatevi di persone che condividono la vostra meraviglia. Che sia a Ivrea il prossimo anno, ovunque la vostra consolazione trovi spazio di esistere.

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