Tu chiamale se vuoi emozioni…

Di Francesca Baro, pubblicato su Il club dei libri, 16 giugno 2016
Ivrea, esterno giorno: è giovedì 2 giugno e la città si sveglia piano piano, pigra e lenta, come deve essere il ritmo di un giorno di festa, il primo di un lungo weekend che porterà riposo e letteratura.
Il cielo è velato, c’è qualche nuvola grigia e pochi sprazzi di azzurro, l’aria è carica di umidità e i vestiti sono appiccicati, ma non piove e il morale è alle stelle.
Il giovedì è dedicato all’inaugurazione delle mostre e ai pranzi letterari: sei a New York e la ammiri attraverso le finestre dei suo palazzi, poi ti ritrovi su un treno per Big Sur insieme a Jack Kerouac a mangiare pranzo e per il caffè sei con Sherwood Anderson a Winesburg in Ohio.
E la magia del tutto è che stai talmente bene che non ti accorgi nemmeno che non è più mattina, ma ormai si è fatta sera e, dopo un esilarate riassunto della giornata e un very late show, è già ora di andare a dormire e pensare al domani.
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La sveglia suona di buonora, il tempo di una colazione veloce e si riprende l’aereo per andare a Barcellona a incontrare un editore e un libraio che sono lo specchio dell’editore romano e del libraio eporediese che, quattro anni fa, hanno deciso di inventarsi qualcosa di nuovo e hanno creato questo festival. Sei di nuovo in attesa di partire per l’America perché vuoi capire quali sono, alla fine, le cose che restano e nel mezzo ti ritrovi a ricordare il compiato David Bowie e il suo mitico Ziggy Stardust.
E’ di nuovo sera, i piedi fanno male, la schiena pure e gli occhi sono pesanti, ma il cuore è pieno di immagini e parole e questo ti basta per sapere che, anche se il giorno dopo sarai di nuovo in giro, ritroverai le energie in un attimo perché quello che ti attende è qualcosa di emozionante e senza pari. 

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La prima tappa è la tisaneria, dove ti aspettano Simone De Beauvoire, Annie Ernaux e Andre Dubus III, ma quello che non sai è che quest’ultimo ti aspetta sul serio, fisicamente intendo, e quando arriva e si mette ad ascoltare il suo libro spiegato agli altri proprio davanti a te, capisci perfettamente cosa provano le ragazzine ai concerti di Justin Biber.
Ma devi smettere di gongolare, devi darti un contegno perché adesso si passa a qualcosa di serio: ci sono Goffredo Fofi, Alessio Torino, Alessandro Leogrande e Paolo Cognetti che raccontano i libri che li hanno segnati come lettori e, ad ogni parola, ti rendi conto che non puoi riassumere nero su bianco quello che dicono. Perché non sono solo le parole quelle contano, è il loro tono di voce, il trasporto con cui parlano, la luce che c’è nei loro occhi che è importante e che non potrà mai essere scritta.

 

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Ormai è l’una passata e, se il tuo spirito è sazio, lo è un po’ meno la tua pancia, per cui ti precipiti a mangiare qualcosa, ingurgiti velocement eil cibo perché tra poco è ora di incontrare nuovamente Andre Dubus III e il tuo spirito di groupie non sta più nella pelle.
Ascolti la sua vita attraverso le sue parole e quelle di Tiziana Lo Porto e gli perdoni anche di avere scritto, a tuo parere, uno dei libri più noiosi di sempre; anzi, quasi glielo perdoni e pensi pure di rileggerlo perché magari era solo il periodo sbagliato in cui leggerlo.
Il momento dell’autografo nemmeno ve lo sto a dire, vi basti sapere che solo un bel gelato può ridarvi un po’ di tono ed è così che tornate a casa soddisfatti e con un sorriso da ebeti sulle labbra.

 

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La domenica è di nuovo piena di tante belle cose, ma la stanchezza e gli impegni proprio non ti permettono di tornare a Ivrea, eppure sai che l’invasione c’è ancora e quindi il tuo spirito è ancora tutto in fermento, sei felice, continui a ricordare i giorni passati, a pensare a quanto sia bello girare per una cittadina mediamente piccola totalemente invasa da scrittori, letteratura, parole e buoni sentimenti.

Poi arriva il lunedì e quello che resta è la sensazione di un sogno fatto a notte fonda, di quelli belli che ti lasciano una sensazione di calore e bellezza per tutta la giornata.
Sai che dovranno passare altri 365 giorni prima di poter rivivere tutto questo, ma va bene così, perché adesso sai che le cose che restano sono quelle che ti rendono felice e ti emozionano.

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